Una Repubblica Partigiana. La storia de la resistenza in Val d’ Ossola nel settembre-ottobre 1944, de Giorgio Bocca

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Ed. Oscar Mondadori, 1972. Dimensione 19 x 11,5 cm. Condizione: usato, eccellente. 176 pagine

Da Giorgio Bocca

La repubblica dell’Ossola dura quarantaquattro giorni: dal 10 settembre al 23 ottobre del 1944. Repubblica partigiana, male armata e male nutrita, ma pronta alle speranze e ai rischi generosi. Anche agli errori generosi. La più nota delle quindici repubbliche partigiane che si formano nella valle del Po, alcune con la denominazione più modesta di “territorio libero”, fra la primavera e
l’autunno di quell’anno. La valle del Po è occupata dai tedeschi e dai fascisti, ma in quindici luoghi montani, attraversata la terra di nessuno, si arriva a un blocco partigiano: dietro, per qualche chilometro, per qualche settimana c’è un anticipo di libertà, precario ed eccitante. Nella valle d’Aosta; nel Cuneese, nelle Langue, a Torriglia, a Monte Fiorino, nella Carnia. I luoghi di cui si parla nell’Italia occupata. Ma dell’Ossola si parla nel mondo.

L’inverno è stato duro: neve, fame, rastrellamenti, nessuna notizia di sbarchi alleati. Ma ora, nell’estate, la marea liberatrice sale sull’Europa. Firenze è liberata il 22 agosto, Parigia è già insorta, le divisioni anglo-americane risalgono la valle del Rodano, le prime pattuglie si avvicinano ai valichi per il Piemonte, i russi entrano in Ungheria e raggiungono la Vistola. Si vede la fine della lunga notte nazista. Certi mattini, con cieli azzurri chiari, si è svegliati da un ronzio che viene dall’alto, a onde. Ci si affaccia e si vedono nel cielo guizzi di argento: gli Spitfire di scorta alla grande flotta dei Liberator, il fiume dei bombardieri che passano le Alpi diretti alle città della Ruhr e a Berlino. Ogni sera la radio trasmette ai partigiani i messaggi del generale Alexander: “Sabotate, attaccate, non date tregua al nemico”. La fine pare vicina, le formazioni partigiane si gonfiano, migliaia di reclute salgono dalla pianura anche se non ci sono armi per tutti. I mesi partigiani sono lunghi, contano come anni; nel tempo partigiano tutto muta rapidamente, cambia anche la geografia secondo l’animo di chi combatte. Nell’estate del 1944 tutto sembra più ampio, più sicuro, più facile. Ma le armi non si inventano: nell’Ossola solo un partigiano su trepotrà efettivamente partecipare alle battaglie per la prima liberazione.

SOMMARIO
I- Gli uomini e le armi
La situazione militare in Europa nel settembre del 1944. I partigiani dell’Ossola: colore politico, tradizioni, comandanti. Le formazioni impersonali dei garibaldini. Due condottieri partigiani: Di Dio e Superti. I collegamenti con la Svizzera e con i profughi politici. La stanchezza dei tedeschi e la ferocia crepuscolare dei fascisti. La Valle del Toce e le valli laterali: non il miglior luogo per condurvi una guerra partigiana
II- La conquista
I piani “chiaccheratori” interessano gli alleati. La liberazione dell’Ossola diventa possibile. I proclami di Superti. In un documento sottratto al nemico la prova della sua paura. Cade Cannobio. Attaccano dalla bassa valle Di Dio e Superti. La strage di Piedimulera. La resa dei tedeschi al Croppo di Trontano. Il blocco della Vigezzina. Il primo manifesto dell’Ossola libera. I
partigiani entrano in Domodossola. La sanguinosa battaglia di Gravellona
III- Un governo
Superti insedia la Giunta. La divisione dei compiti e la nomina dei “ministri”. Con la politica ritorna la voglia polemica. Di Dio critica la Giunta. Una repubblica esemplare. Il primo comizio e le parole di Concetto Marchesi. I rapporti con il Comitato di liberazione per l’alta Italia e con il governo Bonomi. Si detituiscono i podestà e si rinnovano le administrazioni. La visita dell'”ambasciatore” Arpesani.
IV- Giustizia e pane
L’epurazione nei dibattiti della Giunta e nelle operazioni di polizia. Filopanti arresta anche il segretario comunale. La nomina del “giudice straordinario” Ezio Vigorelli. I funerali dei suoi due figli morti in combattimento. Una giustizia prudente e generosa. Il campo di Druogno. I “duri” e i “molli”. Finisce il pane. I primi soccorsi svizzeri. Gli inconvenienti di una assistenza improvvisata. Un sacerdote e una comunista lavorano insieme
V- Economia partigiana
La Svizzera dà ma vuole essere pagata. Funzionano le ferrovie, si pensa all’emissione di francobolli. La riorganizzazione dei sindacati. I prestiti, le banche, i contributi dell’industria. Malvestiti consulente alla finanza. La contabilità del governo
VI- L’esercito
La vita della capitale. L’attesa degli aiuti alleati. La nuova politica alleata. Nascono le divisioni e l’organico regolare. Le linee di difesa verso Baveno. Proposte di tregua da parte tedesca. La costituzione del comando anico: le lunghe trattative fra i garibaldini e gli autonomi della “Valtoce”. Il CLNAI designa come comandante Federici. Limiti e durata del comando unico.
VII- Gli esami di ottobre
Si riaprono le scuole e si danno gli esami di riparazione. Bonfantini, Calcaterra, Contini, Cabalà dettano la nuova Carta scolastica, Epurazione dei libri di testo. I maestri costituiscono il sindacato. Viene fondata una università popolare. Una lezione mentre il nemico avanza. Il giornale della Giunta, il bollettino di informazioni e i giornali delle formazioni partigiane
VIII- La difesa
I preparativi nemici. 19000 uomini pronti ad attaccare l’Ossola. Gli operai scavano i fossi anticarro. Ultimi preparativi difensivi. La sorpresa in Val Cannobina. Si resiste in bassa valle. Moneta e Di Dio muoiono nell’imboscata di Finero. Il nemico supera le ultime resistenze e occupa Domodossola. La battaglia raccontata dai fascisti. Le valige di Tibaldi
IX- La fine
Riprende la lotta in val d’Antigorio. Il massacro di Val Divedro. Il nemico fermato alla Cascata del Toce. Il grande esodo della popolazione. I partigiani si rifugiano in Svizzera. I fascisti tentano di far rientrare la popolazione fuggita. La guerra partigiana continua. Muore la repubblica, non muore il suo esempio